giovedì 4 dicembre 2014

Lavoro nero: come fare denuncia e le sanzioni per il datore di lavoro

Quali sono le procedure da seguire per denunciare il lavoro in nero e cosa rischia il datore di lavoro


Oggi il precariato spadroneggia incontrastato. L'attuale legislazione, in Italia, sembra favorirlo anziché debellarlo, è inutile negarlo, a dispetto di quanto accade in molti paesi dell'Ue. Ad esempio in Germania, dove i contratti di lavoro sono maggiormente tutelati, nonostante la crisi finanziaria imperversi su tutti i mercati europei e mondiali. Purtroppo, nel nostro Paese esiste un altro "cancro" da estirpare: lo sfruttamento dei lavoratori in nero, assunti senza contratto, con retribuzioni stracciate, senza garanzie previdenziali, e soprattutto, cosa ancor più grave, senza garanzie di sicurezza sul posto di lavoro, senza rispetto del diritto alla salute e alla vita.

Molti lavoratori accettano di lavorare in modo non regolare, solo per disperazione, perché non riescono a trovare altro. Ecco perché è importante denunciare il lavoro in nero, in modo da sviare i datori da qualunque intento. Questa guida elenca i modi per procedere alla denuncia di presunte irregolarità nelle assunzioni. La cosa più semplice che puoi fare, è denunciare il fatto direttamente all'Ufficio di Ispettorato Provinciale del Lavoro. Potrai trovare il contatto più vicino al tuo comune di residenza semplicemente digitando su Internet nell'elenco delle Pagine Gialle.

Vediamo quali sono i passi da percorrere per far valere i propri diritti :
  • denunciare i fatti all’Ispettorato del Lavoro presso la Direzione Provinciale del Lavoro di pertinenza, trovando il contatto presso le pagine gialle
  • riportare dati relativi all’attività e alle mansioni svolte, indicando l’indirizzo della ditta, il giorno di inizio del lavoro, gli orari di lavoro e la retribuzione percepita;
  • procurarsi prove documentali attestanti il lavoro effettuato ed eventuali prove testimoniali a sostegno della denuncia
Il passo successivo è quello di rivolgersi all’ufficio vertenze e legale di un Sindacato (UNAL) per ottenere la consulenza delle associazioni di categoria con dei costi decisamente inferiori a quelli richiesti da un professionista abilitato. Gli operatori investiti della causa provvedono ad aprire la pratica.
L’organizzazione sindacale provvedere a svolgere le attività per addivenire ad una conciliazione mediante una contrattazione e pacifica gestione della controversia. Qualora l’azienda non sia disponibile ad una definizione bonaria della problematica, gli studi legali convenzionati con il sindacato provvederanno a prendere in mano la pratica per gestire la causa davanti al Giudice del Lavoro
Nella fase di preparazione della vertenza verranno coinvolti anche l’Inps e l’Inail e l’Asl di competenza territoriale che si occuperanno di appurare le irregolarità di loro competenza.
L’Inail verrà infatti coinvolto per controllare che il datore di lavoro tuteli i diritti contributivi e previdenziali del prestatore d’opera. L’Asl interverrà invece nel caso in cui vengano denunciate irregolarità connesse a condizioni igienico sanitarie o alla sicurezza sul lavoro non a norma per i lavoratori. L’asl interviene in misura preventiva, a fronte della segnalazione per garantire il rispetto delle norme essenziali
Un altro modo per denunciare la propria condizione di lavoratore in nero è quello di rivolgersi alla Guardia di Finanza e sporgere denuncia. Quest’ultima può essere effettuata nel totale anonimato.
Sanzioni per il datore di lavoro
L’assunzione di lavoratori in nero oggi comporta una maxi sanzione introdotta con il Decreto Legge n. 145 convertito con la Legge n. 9 del 2014.
A far data dal 24 dicembre 2013 tutti i periodi di lavoro in nero, anche quelli iniziati prima di tale data comporteranno a carico del datore di lavoro le seguenti due sanzioni:
Sanzione minima pari a 1.950 euro e sanzione massima di 15.600 euro. A queste sanzioni si aggiungerà una sanzione addizionale pari a 195 euro per ogni giorno di lavoro in nero.
Si constata un incremento del 30% rispetto al sistema prima in vigore.

mercoledì 15 gennaio 2014

ORARIO DI LAVORO E RIPOSO SETTIMANALE - NUOVE MAXI SANZIONI

Dal 24 dicembre scorso sono in vigore le nuove maxi sanzioni in materia di orario di lavoro e di riposo settimanale.
Il decreto legge n. 145/2013, allo scopo di rafforzare l’attività di contrasto al lavoro sommerso e irregolare e di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro, ha infatti aumentato significativamente – addirittura, in alcuni casi, fino a 10 volte – gli importi delle sanzioni amministrative previste a carico dei datori di lavoro inadempienti.
Come noto, la legge stabilisce che l’orario di lavoro non deve superare le 48 ore in 7 giorni (rilevabili come media) e il lavoratore deve riposare almeno 24 ore consecutive ogni 7 giorni. In caso di violazione, è prevista una sanzione amministrativa pari a:
  • da 1.000 a 7.500 euro (prima variava tra 100 e 750 euro);
  • da 4.000 a 15.000 euro nel caso in cui la violazione si riferisca a più di 5 lavoratori o si sia verificata in almeno 3 periodi che l’azienda usa per rilevare la media dell’orario di lavoro effettuato dai dipendenti;
  • da 10.000 a 50.000 euro nel caso in cui la violazione si riferisca a più di 10 lavoratori e interessi almeno 5 periodi di riferimento (in questo caso, non è ammesso il pagamento in misura ridotta).
Il periodo di riposo consecutivo può essere calcolato come media in un periodo non superiore a 14 giorni.
Il periodo di riferimento in cui va rilevata l'eventuale violazione, invece, può essere di 4, 6 o 12 mesi.
Con riferimento al riposo giornaliero, che per legge deve essere pari a 11 ore consecutive ogni 24 ore, in caso di violazione è prevista una sanzione amministrativa pari a:
  • da 500 a 1.500 euro;
  • da 3.000 a 10.000 euro nel caso in cui la violazione si riferisca a più di 5 lavoratori o si sia verificata in almeno 3 periodi di 24 ore;
  • da 9.000 a 15.000 euro nel caso in cui la violazione si riferisca a più di 10 lavoratori o interessi almeno 5 periodi di 24 ore (in questo caso, non è ammesso il pagamento in misura ridotta).
Infine, aumentano del 30% le sanzioni previste per il lavoro in nero: ferma restando la sanzione per la mancata interruzione del rapporto di lavoro (che resta invariata), si applica una sanzione amministrativa da 1.950 a 15.600 euro (prima da 1.500 a 12.000) per ciascun lavoratore irregolare, maggiorata di 195 euro (da 150) per ogni giornata di lavoro effettivo.
In aumento anche la sanzione prevista per i lavoratori in nerosuccessivamente regolarizzati: la sanzione amministrativa va da 1.300 a 10.400 euro per ciascun lavoratore irregolare, maggiorata di 39 euro per ogni giornata di lavoro irregolare. Inoltre, è impossibile applicare la diffida.
Sanzione amministrativa in aumento del 30% anche per il datore di lavoro che incorra nella sospensione dell'attività per lavoro irregolare o per gravi e reiterate violazioni in materia di tutela della salute e sicurezza sul lavoro, per cui è previsto il pagamento di una somma aggiuntiva pari, rispettivamente, a 1.950 e 3.250 euro.

martedì 29 ottobre 2013

Bar, ristoranti e mense: il 31 ottobre lavoratori in sciopero



Giovedì 31 ottobre è stato confermato dalle organizzazioni sindacali Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil, lo sciopero nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori dei pubblici esercizi, annunciato a fine luglio. Lo sciopero si svolgerà per l’intero turno di lavoro.
"Dopo le riuscite iniziative organizzate a livello territoriale e in assenza di sviluppi rilevanti sul tavole negoziale", le federazioni di categoria hanno deciso di confermare la proclamazione dello sciopero che vedrà impegnati tutti i dipendenti di bar, ristoranti e mense aderenti a Fipe Confcommercio ed Angem, le parti datoriali che hanno abbandonato la trattativa per il rinnovo del contratto nazionale del turismo. A sostegno della vertenza si svolgeranno nella mattina del 31 ottobre due manifestazioni nazionali una a Roma e una a Milano. Per le regioni del nord compresa l' Emilia Romagna, la manifestazione si terrà  a Milano, a partire dalla 9,30 in piazza Cairoli. Un corteo si snoderà per le vie della città fino ad arrivare a Corso di Porta Venezia dove, davanti alla sede di Confcommercio, si terrà il comizio conclusivo.
Nonostante i ripetuti inviti da parte dei sindacati a rivedere le proprie "inaccettabili" posizioni, Fipe "ha mantenuto inalterate le proprie rigidità fino ad arrivare a prospettare la disdetta del contratto nazionale. A fine maggio, l’Angem ha comunicato l’avvenuta sottoscrizione di un protocollo sulle relazioni sindacali propedeutico alla stipula di un contratto di settore con altra e diversa compagine sindacale, vanificando di fatto mesi di confronto; ed a tutt’oggi, nulla è cambiato per ripristinare dinamiche relazionali costruttive fra le parti. Comportamenti irresponsabili sia di Fipe che di Angem che, in questo modo, stanno complicando ulteriormente il negoziato per il rinnovo del contratto nazionale di settore, già di per sè reso difficoltoso dalla crisi economica che non risparmia il mondo del turismo".

martedì 8 ottobre 2013

TG 2 DOSSIER (Rai 2): SABATO 12 OTTOBRE ALLE ORE 23,30 CIRCA PARLERA' DEL MONDO DELLE GUARDIE PARTICOLARI GIURATE

Programma a cui hanno attivamente collaborato alcuni dei nostri iscritti di Roma, invitati dal Segretario Provinciale di Roma, Lorenzo Guzzi, a descrivere la situazione lavorativa che vivono quotidianamente .

La nostra Organizzazione Sindacale vuole ringraziare la Dott.ssa Sandra Cecchi, di Rai 2 - TG2 Dossier, che ha dedicato questo programma al mondo guardie giurate, raccogliendo, dai diretti interessati, testimonianze su problemi e disagi che si trovano ad affrontare tutti i giorni, per svolgere un lavoro ad alto rischio che non viene adeguatamente riconosciuto ne moralmente ne economicamente.
La Segreteria Nazionale UNAL vigilanza privata


lunedì 29 ottobre 2012

Lo stress da super lavoro deve essere risarcito


Il danno per lo stress da super lavoro va riconosciuto al lavoratore anche se non lo ha mai rivendicato nel corso del rapporto di lavoro e anche se, successivamente, viene espulso dall'ufficio. Il via libera arriva dalla Cassazione (sezione Lavoro, sentenza 18211) che spiega come, «in base al principio della `ragionevolezza´ l'orario di lavoro deve rispettare i limiti della tutela del diritto alla salute». In questo modo, la Suprema Corte ha convalidato un risarcimento del danno biologico pari a 25 mila euro nei confronti di un ex portiere di notte che aveva lavorato presso una società nella capitale, dal settembre 1974 al marzo 1997, riportando una sindrome nevrotico ansiosa da stress lavorativo. 

Come ricostruisce la sentenza redatta da Umberto Berrino, il portiere, che per tanti anni aveva garantito l'assistenza ai clienti, curandosi anche della cura dei valori in cassaforte, aveva accusato uno stress da super lavoro (l'orario di lavoro andava dalle 21 alle 9 del mattino successivo). Da qui la sua richiesta di essere spostato ad un turno diurno. La società lo aveva invece licenziato, sostenendo che esistevano altri due portieri per il turno di giorno. Davanti al giudice del Lavoro era stata stabilita la legittimità del licenziamento ma la società era stata condannata a risarcire l'ex portiere con 25 mila euro per la sindrome ansioso-depressiva. La Corte d'appello di Roma, nel marzo 2008, aveva inoltre riconosciuto al lavoratore una ulteriore somma di 1292 euro a titolo di differenze retributive.

Contro la condanna al risarcimento dello stress al lavoratore, la società ha fatto ricorso in Cassazione, facendo presente che la prestazione di un portiere non poteva essere considerata usurante date le «pause di inattività» legate a quel genere di prestazione. Piazza Cavour ha bocciato il ricorso e ha osservato che «il principio di `ragionevolezza´ in base al quale l'orario di lavoro deve rispettare i limiti della tutela del diritto alla salute, si applica anche alle mansioni discontinue o di semplice attesa» 

Del resto, annota ancora la Suprema Corte, «il criterio distintivo tra riposo intermedio, non computabile ai fini della determinazione della durata del lavoro, e la semplice temporanea inattività, computabile, invece a tali fini, e che trova applicazione anche nel lavoro discontinuo, consiste nella diversa condizione in cui si trova il lavoratore, il quale nel primo caso può disporre liberamente di se stesso per un certo periodo di tempo anche se è costretto a rimanere nella sede del lavoro o a subire qualche limitazione, mentre, nel secondo, pur restando inoperoso, è obbligato a tenere costantemente la propria forza di lavoro per ogni necessità». 

Nel caso in questione, la Cassazione ha fatto notare che «legittimamente la Corte d'appello ha osservato che la società aveva imposto al lavoratore ritmi lavorativi gravosi come tali incidenti sull'equilibrio psico-fisico del medesimo». Del tutto legittimamente, dunque, il super lavoro è stato ritenuto «concausa della sindrome nevrotica ansiosa» del lavoratore. 

(Fonte: Adnkronos) 

mercoledì 3 ottobre 2012

LICENZIAMENTO Congedo parentale, legittimo il licenziamento: se manca la comunicazione al datore

Corte di cassazione - Sezione lavoro - Sentenza 2 ottobre 2012 n. 16746


Licenziamento legittimo per la lavoratrice madre in astensione facoltativa che non invii la richiesta di congedo all’Inps e per conoscenza al datore. Lo ha stabilito la Corte di cassazione con la sentenza 16746/2012 respingendo il ricorso della donna lavoratrice. Per i giudici “la lavoratrice che intende esercitare la facoltà di assentarsi dal lavoro per il periodo di astensione facoltativa ha l’onere di darne preventiva comunicazione al datore di lavoro e all’istituto di assicuratore ove quest’ultimo sia tenuto a corrispondere la relativa indennità, precisando il periodo dell’assenza, che è frazionabile”. Anche il Dlgs 151/2001, Tu maternità, stabilisce che per il congedo parentale “il genitore è tenuto, salvo casi di oggettiva impossibilità, a preavvisare il datore secondo le modalità e i criteri definiti dai contratti collettivi, e comunque con un periodo di preavviso non inferiore a quindici giorni”.
Comunicazione mai avvenuta da parte della lavoratrice la quale non ha neppure allegato condizioni particolari legate al puerperio che abbiano avuto una incidenza causale o concausale per il suddetto comportamento omissivo.

giovedì 5 aprile 2012

L'UNAL PROCLAMA LO SCIOPERO AZIENDALE DEI LAVORATORI DELLA WORKING s.r.l. di Avellino

Si proclamano  due giornate di sciopero aziendale dalle ore 06,00 del 06/04/2012 alle ore 01,00 del 08/04/2012.

Si proclama inoltre due giornate di sciopero aziendale dalle ore 06,00 del 10/04/2012 alle ore 01,00 del 12/04/2012.
Lo sciopero viene proclamato a causa del mancato pagamento delle retribuzioni del mese di dicembre 2011 e per la mancata convocazione della scrivente O.S. da parte della società, come da richiesta ad essa inviata in data 15/02/2012.
La Segreteria Nazionale UNAL

martedì 3 aprile 2012

La società di servizi "WORKING" di Avellino non ha ancora retribuito gli stipendi di dicembre

Ai propri dipendenti, ed a tale proposito la Segreteria Nazionale dell'UNAL ha inoltrato un esposto all'Ispettorato del Lavoro, chiedendo l'urgente convocazione della società inadempiente.
I lavoratori iscritti all'UNAL si riuniranno in assemblea per decidere le forme di lotta da adottare.

giovedì 26 gennaio 2012

ntervista a una cassiera in un supermercato: ” E’ un lavoro precario e usurante”

Davide Pelanda- 25 gennaio 2012- L’antropologo Marc Augè li chiama “non-luoghi”, «spazi che non sono per se stessi antropologici». I “non–luoghi”, tra cui i centri commerciali, sono spazi in cui innumerevoli individualità si incrociano senza entrare in relazione, sospinti dal desiderio frenetico di acquistare, consumare…
Noi non ce ne accorgiamo. Ma fare ad esempio la cassiera è sicuramente un lavoro logorante, snervante, molto spesso avvilente. Oggi come oggi, poi, si fa presto a mandarle a casa: basta mettere le casse elettroniche cosiddette intelligenti, che certo velocizzano il lavoro.
Le cassiere spesso sono donne sempre sorridenti con tutti, gentili anche con i clienti più maleducati. Nella maggior parte dei casi  sono addette  molto professionali con cui poter scambiare due chiacchiere tra una postazione e l’altra. E potersi permettere di chiedere di tutto, perché vale sempre la massima del “cliente ha sempre ragione”.
Ma l’onore di queste persone non è fatto solo di quello che vediamo. Sentiamo cosa dice Beatrice (il nome è di fantasia per tutelarla sul posto di lavoro), cassiera in un Ipercoop da poco più di dodici anni in provincia di Torino.
Beatrice quanto percepite come stipendi base netti?
«Intorno ai 600 euro netti per il part-time, con gli straordinari si arriva anche a 800-900 euro. Il ricatto è: “più sei brava e dici sempre di sì più io ti consento di fare un numero maggiore  di straordinari”. Ci sono persone che arrivano sfinite al fine settimana, mentre altre fanno pochissime di ore in più. Dipende anche da altre variabili: se hai famiglia, se sei una studentessa che non deve accudire i figli»
Come sono i tuoi orari?
«Purtroppo questo è il lato peggiore del lavoro, soprattutto in cassa. Qui tutti i giorni si ha un orario diverso. Nei reparti invece ci sono orari più umani»
Tutti i giorni si cambia?
«Sì, Per esempio lunedì vai dalle 9.15 alle 13.15, il martedì dalle 14.30 alle 18.30 mercoledì riposo, giovedì fai il doppio turno»
E non puoi programmarti la vita…
«Non puoi programmarti nulla, sono orari che vengono dati di settimana in settimana. Ogni giorno è  diverso. Poi in cassa c’è anche il quarto d’ora di riposo. Il lavoro difficile dei capireparto delle casse è fare gli orari. La pausa più o meno è a metà del turno, ma a volte si va avanti senza farla, altre  volte si fanno solo  dieci minuti prima di chiudere, a seconda delle necessità. Se c’è tanta gente, come intorno  alle 10.30-11, la  pausa  slitta. Noi della cassa centrale siamo in cinque e ruotiamo su cinque turni, mentre in cassa 50-60 persone ruotano su 15-20 turni. Invece chi si trova a caricare gli scaffali nei reparti bene o male si gestisce il tempo come vuole»
Invece secondo te è peggio  lavorare tutte le domeniche o le consuete feste tipo Natale, Pasqua  il 25 aprile?
«Sì, è terribile. Ovviamente si sfruttano le persone che hanno  contratti recenti in cui sono inserite tutte le domeniche e le festività. Noi invece essendo state le prime ad essere assunte non abbiamo quest’obbligo. Ovviamente però a chi viene proposto un aumento d’orario, come una mia collega con contratto temporaneo rinnovato due volte a trenta ore, gli vengono messe dentro anche le domeniche. Altri con contratto a scadenza e senza obbligo di fare le domeniche, le fanno ugualmente perché hanno paura di non essere più richiamati»
È sindacalmente valido mettere nel contratto tutte le domeniche e le festività? Non si devono contrattarle con gli enti pubblici come Comune, Provincia e Regione?
«Sì, certo. Ma è l’amministrazione comunale che decide l’apertura del supermercato e degli altri negozianti. La grande distribuzione da noi sta aperta sempre, tutte le realtà commerciali,  non c’è mai un supermercato chiuso e l’altro aperto. Il Comune decide in base alle sue feste popolari e di paese: di conseguenza i negozianti e i supermercati come quello dove lavoro io rimangono sempre aperti».
Ma il cliente di questa situazione non dice nulla? Non sta dalla vostra parte?
«Dipende. C’è il cliente illuminato che dice “Poverine, anche voi avete famiglia” immedesimandosi nel nostro disagio. C’è invece quello a cui non importa nulla e dice anzi “meglio, perché altrimenti mi sarebbe toccato andare da un’altra parte visto che lavoro tutta la settimana”».
Com’è il rapporto con il cliente?
«Alla cassa il lato positivo è proprio che il contatto con il cliente si risolve in fretta nei suoi problemi.
Capita invece che il cliente sia stressato e che riversi tutta la sua frustrazione su di noi con questioni del tipo “come insacchetta male!” oppure “non mi ha ridato la carta di credito!”. E ci sono anche a volte alcune cassiere che si mettono a piangere richiedendo l’aiuto della guardia perché vengono maltrattate. Oppure accorre la cassiera centrale o il caporeparto per darci un supporto, per gestire al meglio la questione visto che in coda c’è ancora sicuramente tanta gente ad aspettare il proprio turno»
E dal punto di vista igienico-sanitario come la mettiamo?
«Respiriamo tutta aria malsana, finta; ci si ammala sempre quando sei li dentro in turno. Io ho perennemente il raffreddore, mal di gola … pensiamo che dopo un po’ ci si immunizza e non si prende più nulla. Purtroppo, invece non succede così!»
Non avete una sorta di indennità di malattia?
«No, dovrebbe esserci ma non c’è. Come dovrebbe esserci a mio parere l’indennità sulla responsabilità dei soldi delle casse che non abbiamo»
Sono visti bene i sindacalisti all’interno dell’ipermercato dove lavori?
«No. Dai capi, ed a volte dai colleghi, sono trattati male»
Sì può fare sciopero all’interno della vostra struttura? Si possono fare proteste e manifestazioni?
«In teoria si potrebbe, in pratica no. In un’altra sede, sempre in Provincia di Torino, si sono fatte grandissime battaglie con i sindacati. I primi tempi che eravamo assunti, il capo del personale aveva portato un certo numero di cassiere dalla nostra sede in quella, dove tutti facevano sciopero, per rimpiazzarle perché non c’era nessuno che volesse lavorare di domenica. Invece da noi non si fa sciopero, non c’è nessuno che va alle assemblee, siamo sempre pochissimi. Tutti hanno paura. Anche perché c’è la speranza di poter passare a più ore… ovviamente se ti comporti bene, chissà… magari tra dieci anni ci saranno due ore in più di lavoro!»



venerdì 30 luglio 2010

Treni due arresti per estorsione alle ditte di pulizie

Treni: estorsione alle ditte di pulizia. 2 arresti
Un dirigente sindacale e un ispettore della qualità sono finiti in manette. E l’amministratore delle Fs: “E’ una brutta pagina”

Un dirigente del Sindacato “Orsa-Salpas”, Pasquale Maio, è stato arrestato e altri 2 dirigenti della stessa organizzazione sono stati denunciati per estorsione nei confronti di ditte di pulizia dei treni e delle stazioni, dalla “Polfer” della Lombardia. Arrestata anche una quarta persona, un ispettore della qualità.
L’indagine era già iniziata nel mese di dicembre 2009, dopo una denuncia delle Ferrovie dello Stato e della sua struttura di sicurezza, relativa a una ditta che stava subendo l’estorsione. La Polizia ferroviaria ha così rilevato un sistema estorsivo, consolidato negli anni, attuato dai tre sindacalisti ai danni di alcune ditte appaltatrici, costrette a pagare la somma media di 5mila euro mensili per non avere problemi con gli operai, pena ritorsioni lavorative. In parole povere o si pagava la tangente o scattava immediato lo “sciopero pilotato”, come quello organizzato il 31 marzo scorso dai dipendenti della ditta “Dussmann” della Stazione Centrale. Dietro la motivazione ufficiale del “non ci pagate e non lavoriamo”, secondo gli inquirenti, c’era l’obiettivo dei fratelli Maio di costringere la ditta a pagare il “pizzo”.
Nel corso delle indagini, un dirigente di una ditta, aveva riferito di subire continue estorsioni da un soggetto che si spacciava per un ispettore della qualità della società e al quale era costretto a pagare un mensile di 800 euro per evitare i controlli sulle pulizie eseguite. Il sindacalista e l’estorsore sono finiti in manette, proprio mentre erano intente a riscuotere il denaro. Gli altri due sindacalisti sono stati denunciati e uno è stato bloccato alla stazione di Milano Centrale. Era appena sceso dal treno proveniente da Roma, dove si era recato per intascare il denaro poi sequestrato.
E l’amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti, ha così commentato gli arresti effettuati dalla Polizia a Milano: “È una brutta pagina. I rappresentanti dei lavoratori non si dovrebbero prestare a certe cose. È scandaloso che un Sindacato come l’Orsa complotti con le imprese perché non si effettuino o si effettuino male le pulizie a bordo dei treni».
da LIBERO-NEWS.IT
Categories : cronaca, ultime notizie

sabato 19 giugno 2010

CARREFOUR DI PONTECAGNANO (SA) DA LUGLIO SCATTA LA MOBILITA'

Piera Carlomagno L’allarme è scattato mercoledì mattina, quando il direttore napoletano Giuseppe Ravo, ha convocato un’assemblea dei lavoratori del Carrefour di Pontecagnano, annunciando l’avvio di una serie di pratiche di mobilità a partire dal primo luglio. 150 dipendenti diretti hanno incassato il colpo alla vigilia delle ferie, ma lo stesso dirigente ha ammesso di non conoscere ancora i termini dell’accordo. Carrefour Italia ha convocato i sindacati nazionali comunicando difficoltà su otto punti vendita della divisione iper. Tra questi c’è Pontecagnano. È nota l’intenzione della multinazionale francese di abbandonare il Sud. Un anno fa chiuse in Puglia, un mese fa ha venduto Casoria ad un piccolo imprenditore, un certo Novelli, ora è intenzionata a chiudere Capodrise. I lavoratori di Pontecagnano pensano che a loro toccherà, probabilmente, la stessa sorte di Casoria. Per il momento si tratta di richiesta di mobilità volontaria. E la crisi della grande distribuzione organizzata sul territorio salernitano continua. Dopo il crac dell’Alvi e la caduta della Holding D’Andrea Company con Cavamarket e Despar, tocca al colosso Carrefour e al suo indotto, il merchandising, la fornitura dei prodotti locali. Restano fuori i supermercati Gs, la cui insegna sarà trasformata in «Market Carrefour». L’ipermercato di Pontecagnano ha solo 5 anni, una storia complicata, che ha visto la ricollocazione dei dipendenti della ex Standa: «Si tratta per lo più di occupazione femminile - spiega Nadia Sabato della segreteria Uil, delegata al commercio e al turismo - Si sa quanto sia difficile per le donne trovare lavoro, figuriamoci ricollocarsi nella situazione in cui versa il settore nel salernitano. Qui lasciamo che queste multinazionali vadano via e le istituzioni non intervengono, mentre si sa che Carrefour fu aperto anche con l’aiuto dei fondi europei». L’ipermercato di Pontecagnano fino ad oggi ha utilizzato anche lavoro interinale, mentre dal primo luglio cesseranno pure questi contratti. Tutto ciò avviene nel periodo di massimo lavoro (estate e fine anno) per gli ipermercati. La verità è che il colosso mondiale d’oltralpe è in difficoltà: in Francia i fatturati stanno cedendo in maniera decisa. Visto che il marchio è ritenuto costoso rispetto alla concorrenza, l’azienda ha intrapreso una serie di campagne di riduzione di prezzi per fidelizzare la clientela il più possibile. In Belgio invece le chiusure degli iper si stanno susseguendo. In Italia la crisi sta aggredendo anche il Nord, precisamente nel magazzino Gs Carrefour di Pieve Emanuele in provincia di Milano. Di chiusura e vendita degli ipermercati Carrefour in Sud Italia si parlava già tre anni fa. Ma fino a qualche tempo fa non è accaduto nulla. Nessun grosso marchio, così come era stato ipotizzato dagli osservatori del settore, si fece avanti. Restarono fermi gli 11 ipermercati non appetibili, strettamente legati però al marchio Gs della divisione supermercati, considerato una potenza al Sud. In tre anni le cose sono cambiate. Dopo l’acquisto dell’Alvi da parte di Conad, resta in attesa della decisione del giudice Guerino Iannicelli, l’ex patron di Cavamarket Antonio Della Monica. Ma non solo. È attesa anche la decisione del ministro per le Attività produttive, sulla richiesta di ricorso alla legge Marzano. Il giudice ha ricevuto le note dalle parti e si è riservato gli atti al collegio. Nel frattempo quasi tutti i lavoratori della Holding D’Andrea Company sono entrati in regime di cassa integrazione, tranne quelli delle divisioni logistica e trasporti, che non rientrano nei piani dei nuovi proprietari Rosario Caputo e Carlo Catone. Proprio quest’ultimo è infatti titolare di una grossa azienda dello stesso settore. © RIPRODUZIONE RISERVATA

FONTE: IL MATTINO